- Redazione

Romagna. “Siamo sbalorditi di fronte alla miopia della Regione e della gran parte degli enti locali di fronte al proliferare, nel corso di questi anni, di centri islamici, che spesso nascondono moschee abusive, e di vere e proprie moschee sul territorio emiliano e romagnolo: un atteggiamento di grande irresponsabilità e di sottovalutazione del pericolo collegato al diffondersi dell’islam più radicale e ortodosso proprio attraverso questa rete che non è altro che una vera e propria occupazione ‘politica’ del territorio da parte delle associazioni islamiche”.
Lo afferma Jacopo Morrone, segretario nazionale della Lega Nord Romagna, che aggiunge:
“Le recenti, preoccupanti, notizie apparse sulla stampa nei giorni scorsi sull’indagine condotta in Romagna (a Rimini, Ravenna e nel cesenate) che ha portato all’emersione di una supposta rete di almeno nove persone straniere di religione islamica iscritte nel registro degli indagati dalla Procura distrettuale di Bologna per ‘associazione con finalità di terrorismo’ non sono che la punta dell’iceberg. Secondo quanto emerso dalla stampa, i finanziamenti per la creazione della rete di moschee e centri culturali islamici arrivano anche da paesi musulmani considerati a monte della diffusione del radicalismo. Notizie già note da tempo, da prima che un’inchiesta di un quotidiano nazionale del 5 agosto 2016 le mettesse nero su bianco, citando a questo proposito anche la moschea di Ravenna. E proprio Ravenna era stata al centro, un anno prima, di un’indagine sul passaggio in città di numerosi foreign fighters. Eppure, – prosegue Morrone – nonostante le ripetute denunce e gli inviti a controllare, nessun sindaco del Pd e men che meno la Giunta regionale hanno pensato di mettere una moratoria all’insediamento di centri islamici e di moschee e di chiedere serrati controlli e verifiche sulle associazioni che le gestiscono, sulle attività che vi si svolgono, sulla provenienza delle risorse per costruirli e mantenerli, sulle persone che tengono, al loro interno, i sermoni”. Non ci basta, infatti, – aggiunge – che i responsabili di questi centri si difendano un po’ ambiguamente sui quotidiani, come hanno fatto quello del centro riminese o di altre località romagnole, sostenendo di non essersi accorti di quanto accadeva e di essere genericamente contro il terrorismo: un atteggiamento, questo, che potrebbe configurare solo due ipotesi: la prima, che i responsabili di questi centri non sono in grado di controllare efficacemente quanto viene diffuso e predicato all’interno delle strutture islamiche, la seconda, che fingono di non sapere. E da qui si fa presto a trarre conclusioni.
Per questo, i consiglieri romagnoli Massimiliano Pompignoli e Andrea Liverani hanno presentato un’interrogazione in Regione chiedendo un’inversione di rotta da parte della Regione”.
“Abbiamo puntato il dito” – aggiunge Pompignoli – “sulla sconsideratezza delle Giunte regionali e delle amministrazioni locali del Pd che hanno considerato innocuo e indolore l’insediamento di tanti centri islamici, quelli censiti sono 176, ma ce ne sarebbero anche di abusivi, in Emilia-Romagna, la seconda regione in Italia per residenti musulmani, quasi 183.000 censiti, non mettendo in atto gli opportuni controlli e verifiche e facendo concessioni, in nome di una fallimentare ideologia relativista e multiculturale, che ha avuto conseguenze negative per l’intera collettività. Di qui la richiesta, tra le altre, di bloccare nuovi insediamenti di centri culturali islamici e di moschee, anche a fronte del fatto che queste ultime non sono principalmente luoghi di culto, come ci insegnano i più famosi islamologhi, e quindi non riguardano affatto il dettato costituzionale sulla libertà di culto”.