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Meldola. Il decennale dell’istituto di Meldola è l’occasione per fare un ulteriore salto di qualità: mettendo al centro il paziente e non gli equilibri territoriali. Una rete oncologica romagnola per rendere omogenee le prestazioni, i servizi, l’assistenza e potenziare la lotta contro il cancro.

Il decennale dell’Irst è l’occasione non tanto per compiere un bilancio, ma per guardare al futuro. In quest’ottica interviene il deputato Marco Di Maio, che ha partecipato ai diversi eventi organizzati per celebrare il decennale, tra cui il convegno degli esperti sui modelli organizzativi e le reti oncologiche. “Se ci sta a cuore il futuro di questo istituto, la sua crescita, il potenziamento della lotta contro i tumori, il miglioramento dell’offerta sanitaria romagnola e regionale – afferma -, non possiamo eludere la necessità di dotare il nostro sistema di un modello organizzativo specifico per l’oncologia, maggiormente efficace”.

“Sarebbe un errore ritenere marginale o lontano dai cittadini la discussione sul modello organizzativi da adottare per far funzionare al meglio la nostra rete oncologica. In ballo non c’è semplicemente una questione tecnica, ma c’è molta sostanza – aggiunge Marco Di Maio -: alle persone interessa che la qualità delle prestazioni e dei servizi, delle cure e delle politiche di prevenzione, siano sempre più efficaci, integrate, accessibili. Occorre quindi adottare il modello organizzativo che più garantisce di evitare disomogeneità di cura, incomprensibili differenze di trattamento, inefficienze, diversità negli orari di erogazione del servizio, nell’accessibilità ai servizi stessi, nei costi sostenuti dal sistema. Insomma va individuato e adottato il modello organizzativo che più assicura la possibilità di potenziare i servizi e le prestazioni, senza badare ad incomprensibili equilibri e spartizioni territoriali”.

Se questi sono gli obiettivi condivisi, allora quello del Comprehensive Cancer Care Network (cioè una forma di gestione unitaria dei percorsi di diagnosi, cura e ricerca in campo oncologico), per Marco Di Maio “è il modello che più degli altri possiede le strutture e gli strumenti necessari per misurare i percorsi clinici e assistenziali di cura, quindi per monitorare tutte le fasi del percorso oncologico e portare il sistema sanitario romagnolo verso una maggiore omogeneità delle prestazioni, dei servizi, dei risultati. Una strada che mi auguro che la Regione Emilia-Romagna e il territorio romagnolo vogliano percorrere con decisione. Mettendo al centro le esigenze dei pazienti, non gli equilibri territoriali”.