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Rimini. Rappresentati dagli alunni di sei classi, furono i ragazzi delle scuole riminesi a prendere simbolicamente in consegna, nella grigia giornata di giovedì 6 dicembre di dieci anni fa, la domus del Chirurgo di piazza Ferrari, aperta a tutta la città il giorno seguente dopo un lungo e travagliato periodo che aveva preso inizio da una singolare e fortunata vicenda in occasione dei lavori di riqualificazione di piazza Ferrari nel 1989. Da allora sono stati oltre 900.000 i visitatori di quella che è diventata uno dei pilastri delle istituzioni culturali riminesi, legando il proprio destino e ruolo al Museo della città che da sempre ha ospitato sia la taberna medica, che ricostruiva scientificamente gli antichi ambienti dove esercitava Eutyches, sia lo straordinario corredo de “I Ferri del Mestiere” che proprio quest’anno dà il nome alla XIX edizione del Festival del Mondo Antico che si terrà a Rimini dal 7 al 9 dicembre e che proprio questa mattina, come nel 2007, con una serie di visite guidate nella domus hanno ufficialmente aperto l’evento. Da subito fu un successo, basti pensare che solo nel mese di dicembre 2007 i visitatori superarono quelli di tutto il 2006, con una punta massima di 115.439 nel 2015 tra domus e museo che da allora, utilizzano un’unica bigliettazione.

I segni di questo complesso archeologico straordinario, un vero tesoro nel cuore antico della città, custode di una storia lunga venti secoli riassunta in 700 mq, riemersero il 12 luglio 1989 nel corso dei lavori di riqualificazione di piazza Ferrari. Una domus del del II sec. d.C. che da subito si rivelò  nel suo splendore: non solo per gli straordinari mosaici e affreschi della casa, ma più ancora per il tesoro che fortunose vicende storiche hanno preservato fino a noi. Il corredo del Chirurgo – più di 150 strumenti chirurgici conservati ed esposti oggi nel Museo della Città – rappresenta un patrimonio archeologico unico, tra i più importanti giunti dal mondo romano. Le successive campagne di scavo, condotte dal 1989 al 1997 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Bologna in collaborazione con i Musei comunali, fecero poi emergere un’altra parte dell’antica Ariminum: quella della grande domus palaziale di epoca tardoimperiale (tra il V e il VI sec. d.C.) con i suoi mosaici policromi e quella raccontata dai resti di strutture altomedievali.

Un patrimonio straordinario unico tornato alla città grazie a un intervento architettonico d’avanguardia, progettato dalla Studio Cerri Associati Engineering di Milano, autorizzato (dopo alcune vicissitudini) dal Ministero competente nel 2004 e cominciato l’anno successivo: una copertura tecnologica in vetro e acciaio che protegge lo scavo archeologico per salvaguardarne la conservazione e permette la visita al pubblico come estensione del vicino Museo riqualificando l’intero assetto architettonico e ambientale di piazza Ferrari. “La valorizzazione del complesso archeologico della Domus- è la dichiarazione dell’amministrazione comunale di Rimini- è stata probabilmente il primo passo di quella valorizzazione dei contenitori culturali che poi, negli anni successivi, ha coinvolto il Teatro, il Museo Fellini, le piazze, l’area del Ponte di Tiberio, il Museo. Proprio l’esempio della Domus mette in evidenza le potenzialità del recupero intelligente dei contenitori culturali, diventando anche volano di un nuovo modo di arricchire l’offerta turistica e più in generale il modello di sviluppo”.