- Redazione

La street art esprime l’esigenza di un confronto tra l’artista con lo spettatore e ciò lo porta a rendere visibile il più possibile il proprio lavoro. La strada e il suo flusso continuo di persone, auto, rumori, voci, musiche diventano potenziali laboratori multimediali sterminati. Questo approccio artistico al tessuto urbano si sviluppa maggiormente dalla fine degli anni Settanta, e approda ai giorni nostri con riconoscimenti anche da parte dei luoghi tradizionalmente deputati all’arte.

Il degrado ambientale, le ingiustizie, l’inquinamento, la cementificazione della natura sono i temi di questi graffiti, ovvero esempi di street art al servizio della Terra, in cui si sono cimentati diversi artisti. A partire dal celebre e misterioso Banksy, in tutto il pianeta molti street artist usano le loro opere come riflessioni sui nostri tempi e strumenti di ispirazione per un vita migliore.

Nella città di Forlì ad esempio potete ammirare la facciata della casa in via Andrelini, proprio alla fine dei cortili dei Musei San Domenico, che è stata dipinta da Gomez con un murales che rappresenta una figura femminile intenta a suonare le corde di un’arpa.

Lo street artist ha spiegato di aver voluto parlare del rapporto fra arte e lavoro, raffigurando una donna con la mano bendata che, nella notte, suona uno strumento, simbolo di tutte le arti. È dunque un reato decidere di creare qualcosa di eccezionale in luoghi da tutti visibili? Spesso lo è poiché spesso i supporti utilizzati sono mezzi pubblici, edifici di interesse storico e artistico o addirittura monumenti.

Nel centro storico di Forli ancora non ci sono opere cosi particolari che potrebbero non piacere a tutti, come ad esempio ad alcuni dei locali presenti in Piazza Saffi, quali il ristorante Da Giuliana, oppure Saffi 25 o il Caffè Ceccarelli  presente sempre nella stessa piazza costellata nel versante sud dalle splendide facciate di tre pregevoli palazzine rinascimentali: il palazzo del Podestà e l’adiacente palazzo Albertini e di fronte al palazzo comunale il cinquecentesco Palazzo Serughi.  Sicuramente un murales in questa zona storica sarebbe considerato un atto di vandalismo.