- Redazione

Forlì. Oggi, 16 maggio, il Pm Sara Posa della Pricura di Forli ha svolto la sua requisitoria nel processo a carico di Roberto Raffoni e Rosita Cenni, genitori della sedicenne Rosita Raffina che il 17 giugno 2014 si lanciò dal tetto del liceo classico G.B. Morgagni di cui era studentessa. La ragazza aveva manifestato i suoi propositi suicidi sia ai familiari, sia ad alcuni amici registrando anche un video nel cellulare in cui aveva manifestato le sue intenzioni a causa dello stato di incomprensione e di tensione che viveva nel rapporto coi genitori. Il processo, che è alle ultime battute del suo primo grado di giudizio, ha visto il Pm chiedere una pena per il padre della ragazza a 6 anni di reclusione per istigazione al suicidio e maltrattamenti e 2 anni e 5 mesi alla madre solo per il reato di maltrattamenti. Si tratta di un processo complesso per la delicatezza della materia trattata nel rapporto fra genitori e figli, ma reso inevitabile per la evidenza pubblica con la quale si è svolto il suicidio e per le circostanze di denuncia sociale che la ragazza ha voluto rendere noti alla cerchia dei suoi conoscenti. Il 22 maggio toccherà all’avvocato Marco Martines sviluppare l’arringa difensiva dei genitori imputati e convincere la giuria che non vi fu un dolo intenzionale da parte di Roberto Raffoni e Rosita Cenni nella scelta che ha portato la figlia Rosita nel voler porre la fine della sua vita. Un processo che, dal suo esito, potrebbe costituire una nuova frontiera nella valutazione dei comportamenti educativi delle famiglie nei confronti dei figli nelle fasi di disagio esistenziale soprattutto in età giovanile.