- Redazione

Parlavo spessissimo di te , per il Cesena , per il cinema , per i comunicati che ti mandavo. Le ragazze dell’ufficio mi prendevano bonariamente per il culo …” Ma Zava è un po’il tuo amico invisibile, no”…Poi quella mattina le trovai ad aspettarmi in silenzio, commosse …m iguardarono , mi lasciarono entrare , mi sedetti alla scrivania e cominciai a piangere…Questo è l’unico rccontino che ho scritto dedicandotelo. Sono passati 12 anni e mi manchi. Ciao Zava. :
Tornai dal Marocco con una maglia della nazionale marocchina per Enrico. Andai a casa sua ai bordi del letto ,gliela portai e gli raccontai una storia, sarebbe stata l’ultima volta che lo vedevo: Un pomeriggio nell’ora dell’uscita di scuola eravamo arrivati in un villaggio e scesi dalla uno bianca a noleggio di un villaggio di case di fango e pissee, eravamo stati circondati dai bambini che uscivano di scuola …”…un bon bon…un dhirhan…monsieur, …s’il vous plait une stylo”. Ma solo uno mi aveva guardato negli occhi,senza toccarmi o tirarmi la giacca,quasi troppo timido per sembrare intelligente alla prima; ma lo era intelligente, e lo si capiva…Il suo sguardo richiedeva attenzione. Mi chiese il mio nome e mi disse il suo nome dandomi la mano.
La penna si sfilo’ da sola di tasca, e gliela diedi. lo segui con gli occhi mentre si allontanava e lo vidi difendere i lregalo con dignità accerchiata dagli altri bambini. Enrico la ascolto’ , poi prima di dire qualcos’altro che non avrei capito perchè entro’ sua madre e non lo ripete’, con una voce flebile e sofferente m idisse: ” E’ bella, è un bel ricordo… è una bella storia la devi scrivere”

Giancarlo Dini