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Forli. Il Comune di Forlì, in Convenzione con Caritas, Associazione Papa Giovanni XXIII, Mensa dei Poveri di San Francesco e altre Associazioni, assicurano da 15 anni prima accoglienza notturna, mense, docce e cambio abiti alle persone senza fissa dimora, temporaneamente presenti sul territorio. Questi servizi a bassa soglia, secondo le leggi vigenti in materia di servizi sociali, continueranno ad essere erogati e, come lo scorso anno, nel periodo invernale saranno potenziati. Grazie alle Associazioni di Protezione Civile sarà assicurata l’apertura della sala d’attesa della Stazione Ferroviaria, in particolare in coincidenza di allerte meteo.
Siamo consapevoli che, anche sul territorio del Comune di Forlì e dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese, gli effetti del Decreto Sicurezza renderanno irregolari e porteranno in strada decine di persone, fino a ieri regolari, inseriti in un percorso di integrazione grazie a corsi, momenti di formazione, tirocini e azioni di volontariato. Di fatto, chi si troverà in condizione di irregolarità non sarà espatriato nei tempi promessi dal Ministero dell’Interno e forse non lo sarà mai.
Siamo convinti che ci sarà meno sicurezza per tutti, persone e famiglie costrette in condizioni di precarietà, senza dimora e in povertà estrema. Ancora più grave è quanto è successo in una colonia abbandonata a Cesenatico, dove un ragazzo rifugiato è morto di freddo. Potrebbe accadere ancora e ovunque. I Comuni che oggi conoscono nomi e residenze di persone e di famiglie regolarmente accolte, non saranno in futuro nelle condizioni di intervenire nei modi e nei tempi necessari.
Nel 2018 in Romagna non si può morire di freddo. Non possiamo fingere di non sapere che ci sono persone che vivono in domicili di fortuna, senza risorse e in condizioni igieniche precarie.
Con l’aumento delle persone che chiederanno assistenza, si dovrà fare di più e si renderà necessaria la collaborazione di tutte le persone di buona volontà e dei cittadini forlivesi. Non è accettabile che le persone siano costrette a situazioni di estrema precarietà e che i Comuni, in primis, non siano coinvolti in decisioni che riguardano l’accoglienza, i diritti umani e la sicurezza, diritti che devono essere garantiti a tutti e tutti, a tutti i livelli, devono fare la loro parte.